Nella giungla di opinioni polarizzate, bolle social e dinamiche di censura che colpiscono il nostro dibattito pubblico, è difficile orientarsi con una visione lucida. Per questo la serata di Pordenone Pensa con Filippo Facci e Alberto Mingardi è stata preziosa: quando in gioco c’è un bene fondamentale come la libertà di espressione e di pensiero, la miglior difesa che abbiamo è riscoprire il coraggio di confrontarci con idee diverse dalle nostre, imparando a tollerare la fatica del dissenso.
Le trappole in agguato lungo questo percorso sono davvero tante, alcune generate dalla natura stessa del nostro cervello (che per istinto rifugge lo sforzo di sopportare chi la pensa diversamente), altre dagli algoritmi che ci rinchiudono in rassicuranti camere d’eco escludendo il dubbio, altre ancora dall’urgenza contemporanea di silenziare e “cancellare” chiunque esprima posizioni sgradite o disturbanti.
Attraverso il dialogo incrociato tra i due relatori, siamo partiti dalle radici dei nostri comportamenti – con Facci che ha ricordato come l’essere umano tenda a illudersi di essere all’apice della civiltà per negare i propri istinti primordiali –, passando per la stringente attualità analizzata da Mingardi, e abbiamo potuto apprezzare l’assoluta necessità dell’ascolto. Dal meccanismo perverso dei social, che alimentano l’invidia e l’omologazione annullando il pensiero critico, all’allarme sui luoghi del sapere: le università americane (e non solo) che, per proteggere giovani considerati sempre più fragili, arrivano a cancellare letteratura, storia e arte, creando veri e propri tabù. Da qui è emersa con forza la consapevolezza che ascoltare chi la pensa diversamente è il solo modo per mettere alla prova i nostri argomenti e renderli solidi. Anche il politicamente corretto, nato storicamente come rimedio vitale per correggere le ingiustizie verso i più deboli, se portato all’esasperazione rischia oggi di trasformarsi in una corsia preferenziale capace di aggirare il merito.
Comprendendo come l’ecosistema dell’informazione e il nostro stesso istinto tendano a isolarci, possiamo guardare al dibattito pubblico con occhi diversi. Perché la filosofia e il giornalismo non possono darci certezze assolute, ma possono aiutarci, attraverso la coltivazione del dubbio e l’apertura mentale, a comprendere meglio la complessa realtà che ci circonda, trasformando il fastidio per l’opinione altrui in occasioni di rinascita intellettuale.




























