Risparmiare per il domani – Stefano Miani – Pordenone – 11 novembre 2025

Il prof. Stefano Miani ha magistralmente spiegato le dinamiche tecniche e l’evoluzione del sistema previdenziale italiano. Egli si è concentrato sulla differenza tra i sistemi a ripartizione e quelli a capitalizzazione e sulle caratteristiche della previdenza volontaria.

Il professore ha ricordato che, prima della Riforma Dini del 1995, la previdenza obbligatoria era un sistema a ripartizione, nel quale i soldi versati dai lavoratori sono immediatamente usati per pagare le pensioni correnti, e il calcolo della prestazione era di tipo retributivo (basato sull’ultimo periodo lavorativo). La Riforma Amato (1992) aveva tentato di armonizzare i regimi, ma aveva lasciato molte criticità.

La Riforma Dini è intervenuta per risolvere i problemi di sperequazione delle aliquote, introducendo il sistema contributivo. In questo nuovo regime, la pensione viene calcolata sui contributi versati durante tutta la vita lavorativa. Tale montante accumulato viene rivalutato in base all’andamento del PIL e poi trasformato in rendita utilizzando coefficienti attuariali legati alla speranza di vita. La riforma ha anche introdotto maggiore flessibilità sull’età pensionabile, consentendo di scegliere (all’epoca) tra 57 e 65 anni.

Dato che la previdenza obbligatoria non può più garantire le prestazioni passate, la riforma Amato ha reso necessaria la previdenza volontaria, che è stata introdotta come soluzione complementare per colmare il gap pensionistico. A differenza di quella obbligatoria, la previdenza volontaria è a capitalizzazione, dove i contributi vengono accantonati e investiti.

Questa previdenza volontaria si divide nel secondo pilastro (collettivo/negoziale, spesso con contributo aziendale e TFR) e nel terzo pilastro (individuale, come fondi aperti o PIP). Per incentivare l’adesione a questi strumenti illiquidi, lo Stato ha previsto sostanziali vantaggi fiscali. Il vantaggio principale consiste nella deducibilità dei contributi versati (fino a circa 5.000 euro) e in una tassazione agevolata sulla prestazione finale, che può scendere fino al 9%.

Il prof. Miani ha concluso che la previdenza volontaria riveste un’importanza vitale in una prospettiva futura, data la precarietà e i problemi di sostenibilità demografica del sistema obbligatorio.

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