Nella giungla di definizioni scolastiche superficiali, stereotipi storici e pigrizie culturali che spesso circondano le avanguardie del nostro passato, è difficile orientarsi con una visione lucida, approfondita e appassionata. Per questo la serata di Pordenone Pensa a Porcia con Giordano Bruno Guerri e Francesca Barbi Marinetti è stata preziosa: quando in gioco c’è la riscoperta del Futurismo, inteso non come un capitolo polveroso ma come la vera e più dirompente forza innovatrice italiana, la miglior difesa che abbiamo è comprendere l’attualità, la vitalità e la complessità di un movimento che ha voluto rifondare l’unione tra l’arte e la vita, spingendosi a esplorare i lati più provocatori e controversi della modernità.
Le trappole in agguato lungo questo percorso di analisi sono davvero tante, alcune generate dalla fretta con cui questi temi vengono liquidati nei tradizionali programmi di studio, altre da letture parziali che si fermano alla superficie degli slogan, altre ancora dal timore di confrontarsi con l’irriverenza e la forza d’urto di chi ha saputo guardare al domani senza compromessi. Diventa facile, infatti, fraintendere la portata di una spinta libertaria quando ci si scontra con formule volutamente incendiarie o quando si tenta di appiattire un’avanguardia artistica assoluta sulle sole dinamiche politiche successive, senza comprenderne il reale spirito di rottura rispetto al passato borghese.
Attraverso il dialogo la serata ha tracciato una traiettoria affascinante che ha affrontato senza reticenze i nodi più discussi e cruciali del movimento. Partendo dal racconto intimo, familiare e inedito legato alla figura di Filippo Tommaso Marinetti, l’analisi si è spinta a sviscerare concetti chiave come la celebre ed estrema definizione della “guerra sola igiene del mondo”, contestualizzata nella sua originaria matrice di totale, violenta e quasi estetica rottura con il vecchio ordine ottocentesco, piuttosto che come mera esaltazione bellica. Di straordinario interesse e novità è stato l’approfondimento dedicato al ruolo delle donne nel Futurismo: ben lungi dall’essere una realtà esclusivamente maschilista, l’avanguardia marinettiana ha visto la partecipazione attiva, teorica e rivoluzionaria di intellettuali e artiste capaci di ridefinire la sensibilità e la libertà femminile fuori dai cliché dell’epoca.
Un capitolo centrale e di grande rigore storico è stato poi riservato ai complessi, e spesso tormentati, rapporti con il fascismo; un legame fatto di sintonie iniziali e inevitabili sguardi condivisi sulla modernizzazione del Paese, ma anche di profonde distanze ideologiche, artistiche e di costume, laddove il Futurismo ha sempre rivendicato una propria anarchica autonomia di pensiero e una libertà espressiva totale rispetto alla progressiva normalizzazione e istituzionalizzazione imposta dal regime. Grazie al perfetto incastro tra il rigore saggistico di Guerri e la preziosa memoria di Francesca Barbi Marinetti, l’incontro ha restituito un quadro ricco di sfumature che va ben oltre la narrazione comune, mostrando come questa rivoluzione abbia influenzato capillarmente la letteratura, la moda, il costume e l’arte globale.
Comprendendo come e perché il Futurismo sia stato un’esplosione di energia vitale, di contraddizioni fertili e di assoluta indipendenza intellettuale, possiamo avvicinarci con efficacia alla comprensione delle nostre radici culturali, schivando le trappole dei pregiudizi ideologici. Perché l’avanguardia non nasce per darci certezze rassicuranti o risposte comode, ma per aiutarci, con la sua provocazione e la sua spinta costante al rinnovamento, a guardare il presente con occhi nuovi, accettando la complessità della storia e la necessità di pensare sempre con la propria testa.

































