Il rapporto tra Russia e paesi baltici – Stefano Pilotto – Fontanafredda 22 gennaio 2026

Nella sala del donatore della biblioteca civica di Fontanafredda il prof. Stefano Pilotto ha trasportato il pubblico in un viaggio profondo nel cuore dell’Europa nord-orientale, sviscerando un tema di bruciante attualità: il complesso rapporto tra la Russia e le nazioni baltiche. Forte di una consolidata esperienza accademica come docente di Storia delle Relazioni Internazionali e Geopolitic, Pilotto ha saputo coniugare il rigore della ricerca con una narrazione capace di restituire vita ai secoli passati. La sua competenza ed esperienza gli ha permesso di offrire una prospettiva ampia che va ben oltre la semplice cronaca, rintracciando le radici profonde delle tensioni odierne.

Il racconto è partito dalle origini medievali della Rus’ di Kiev, descritta come il vero “faro” della religiosità cristiano-ortodossa russa e slava, un legame indissolubile nato con la conversione del principe Vladimir nel 988. Attraverso i secoli, lo sguardo del professore si è posato sulle ambizioni zariste di Pietro il Grande, che fondò San Pietroburgo proprio per garantire alla Russia uno sbocco strategico sul Baltico, e di Caterina II, che spinse i confini imperiali fino alle sponde della Crimea. In questo vasto scenario, i popoli baltici hanno vissuto una storia di resistenza secolare, sentendosi culturalmente più affini all’orbita polacca e tedesca e lottando costantemente per preservare un’identità nazionale distinta da quella russa.

Il XX secolo, il cosiddetto “secolo breve”, ha visto queste terre oscillare drammaticamente tra fugaci momenti di indipendenza tra le due guerre mondiali e i lunghi decenni di occupazione sovietica iniziati sotto l’era di Stalin. Pilotto ha rievocato con vivacità i momenti concitati del crollo del Muro di Berlino e la successiva disgregazione dell’URSS, che ha permesso a Estonia, Lettonia e Lituania di recuperare la propria sovranità nel 1991. Questo percorso storico è fondamentale per comprendere perché oggi queste nazioni vedano nell’adesione alla NATO e all’Unione Europea non solo una scelta politica, ma una vitale “polizza di sicurezza” contro ogni possibile ritorno al passato.

In conclusione, l’analisi si è spostata sulla geopolitica contemporanea, dove il conflitto in Ucraina funge da acceleratore di tensioni mondiali. Il docente ha delineato i contorni di una “nuova grande guerra fredda” che oppone l’Occidente al blocco emergente dei paesi BRICS, spiegando come la percezione russa di un accerchiamento da parte della NATO condizioni inevitabilmente la stabilità dell’intera regione baltica. Grazie a questo intreccio tra storia e attualità, la conferenza ha offerto strumenti essenziali per interpretare le sfide future di un’Europa sempre più incerta.

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