Una serata con i Jalisse: oltre “Fiumi di parole”
Alessandra Drusian e Fabio Ricci, in arte Jalisse, sono stati i protagonisti di una serata intensa e sorprendente organizzata dal Circolo Culturale Eureka nell’ambito di Pordenone Pensa. Intervistati da Lucio Bot, hanno ripercorso una storia che va ben oltre la vittoria a Sanremo 1997 con Fiumi di parole — primo trionfo in assoluto per un’etichetta completamente indipendente nella storia del Festival — raccontando con una franchezza disarmante luci, ombre e retroscena di una carriera fuori dagli schemi.
Dietro il successo, storie che non ci si aspetta: dall’Eurovision di Dublino, dove sarebbero stati ostacolati per ragioni “economiche” secondo diverse testimonianze, fino a 29 volte l’esclusione dal Festival di Sanremo, vissuti non con amarezza, ma trasformati con ironia e intelligenza in un racconto social che li ha resi simbolo di tenacia per migliaia di persone. Perfino il nome “Jalisse” nasconde una storia: solo anni dopo la sua scelta scoprirono che in arabo significa “siediti con noi e ascolta” — un invito all’accoglienza che sembra scritto apposta per loro.
Ma i Jalisse sono anche molto altro: la musica portata nelle carceri e nelle scuole colpite dal terremoto dell’Aquila, i saggi di Rita Levi Montalcini tradotti in note per sostenere le donne africane, un album nato durante il lockdown che ha ricevuto l’encomio personale del Presidente Mattarella. Storie di un impegno autentico, lontano dai riflettori, che nulla ha da invidiare ai grandi palchi.
“Artigiani della musica”: così si definiscono oggi, con orgoglio e consapevolezza. Una serata che ha ricordato quanto l’arte vera sappia resistere, reinventarsi e — soprattutto — lasciare il segno.









































