Goodbye Norma Jean – Massimo Polidoro – Azzano Decimo 2 ottobre 2026

Al Teatro Mascherini di Azzano Decimo Massimo Polidoro, scrittore, divulgatore e segretario del CICAP, ha ricostruito la morte di Marilyn Monroe, nella notte tra il 4 e il 5 agosto 1962, separando i fatti documentati da quelli raccontati.

Il punto di partenza è un dualismo. Da una parte Marilyn, la diva più fotografata del mondo, un personaggio costruito dagli studios. Dall’altra Norma Jeane Baker, la ragazza fragile che c’era sotto: madre internata, padre mai riconosciuto, affidi e orfanotrofio, sposa a sedici anni. Il successo non ha cancellato quella fragilità: insonnia, dipendenza dai barbiturici, un ricovero psichiatrico. E almeno quattro volte, prima di quella notte, aveva già rischiato la vita con i sonniferi.

Nel 1962 vive sola a Brentwood. La segue ogni giorno lo psichiatra Ralph Greenson, che le ha messo accanto una governante, Eunice Murray, con il compito di sorvegliarla. Il 4 agosto, in serata, l’attore Peter Lawford la sente al telefono con la voce impastata. Marilyn si chiude in camera. Nella notte Murray, preoccupata, nota la luce sotto la porta chiusa a chiave e chiama Greenson, che rompe una finestra e la trova morta. Poi arriva il medico personale, Hyman Engelberg, che constata il decesso.

A quel punto, ha raccontato Polidoro, passano circa due ore: il tempo di avvisare gli studios e sentire che cosa suggerivano di fare. Solo dopo, alle 4.25, viene chiamata la polizia. Arriva il sergente Jack Clemmons, un agente che frequentava compagnie poco pulite e che aveva anche lui una teoria da sostenere. Sarà proprio la sua testimonianza, con la governante che fa il bucato e i presenti che sembrano essersi accordati, ad alimentare per decenni l’idea di una scena ripulita.

Quelle ore di silenzio sono il nodo su cui si reggono quasi tutte le teorie. Gli orari raccontati da Murray, del resto, sono cambiati più volte negli anni. Ma un ritardo imbarazzante, dettato dalla paura dello scandalo, non è una prova di omicidio.

L’autopsia fu condotta da Thomas Noguchi, un medico legale scrupolosissimo, poi diventato celebre come «coroner delle star». Trovò nel sangue dosi letali di barbiturici e nessun segno di violenza. Lo stomaco vuoto, spesso citato come indizio, si spiega con l’assorbimento rapido in chi usava quei farmaci da anni. Il verdetto fu «probabile suicidio»; un riesame della procura di Los Angeles nel 1982 non trovò elementi contrari.

La morte di una diva così famosa ha però scatenato la fantasia di tutti: la CIA, la mafia, i Kennedy, lo psichiatra. Versioni incompatibili tra loro, accomunate solo dall’idea che quella ufficiale fosse falsa. Decisiva la biografia di Norman Mailer del 1973, un successo enorme che ipotizzava un omicidio. Poco dopo Mailer ammise di averla scritta anche per soldi, con parti di fantasia e abbellimento, e di ritenere più probabile un suicidio accidentale. In quel libro aveva coniato la parola factoid: fatti che esistono solo perché stampati.

Perché ci crediamo? Perché un evento enorme sembra esigere una causa enorme, perché vediamo intenzioni dove c’è il caso. E perché i complotti ci piacciono: quando i fatti smentiscono una teoria, invece di abbandonarla preferiamo pensare che il complotto sia ancora più grande e complesso, capace persino di fabbricare le prove contrarie.

La conclusione di Polidoro è che non ci sono prove di nulla di diverso dal suicidio. Il complotto ha trasformato Norma Jeane in una pedina dei potenti; i fatti la restituiscono a ciò che era, una donna fragile che aveva già sfiorato la morte più volte. Ma per tutti, a cent’anni dalla nascita, Marilyn resta una delle stelle più brillanti del firmamento di Hollywood.

Goodbye Norma Jean: la “strana morte” di Marilyn Monroe – Massimo Polidoro – Azzano X 2 ottobre 2026
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