Il terzo giorno di PordenonePensa in giallo 2026 si è aperto con un affascinante viaggio alle origini del genere poliziesco negli spazi del Palazzo del Fumetto di Pordenone, dove il pubblico ha potuto seguire la conferenza tenuta da Igor Baglioni, Direttore del Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni” di Velletri.
Al centro dell’incontro è stata posta la struttura dell’Edipo Re di Sofocle, rivelatasi a tutti gli effetti la prima crime story della storia della letteratura. L’opera possiede infatti tutti gli elementi cardine del giallo classico: un delitto irrisolto come l’uccisione del re Laio, una peste che devasta la città di Tebe come conseguenza del crimine, la ricerca spietata degli indizi e delle testimonianze, e un investigatore — Edipo — che impiega il ragionamento logico per scoprire la verità.
Il colpo di scena finale ribalta tuttavia ogni aspettativa, poiché la rigorosa indagine porta a scoprire che il detective e l’assassino coincidono nella stessa persona.
A differenza dei thriller moderni pensati come letteratura di evasione e basati sull’effetto sorpresa, il pubblico greco conosceva già la trama del mito; l’interesse della comunità risiedeva dunque nella rielaborazione dell’autore e nella forte valenza civica e religiosa del teatro, inteso come luogo di riflessione collettiva per specchiarvi le angosce contemporanee dell’Atene del V secolo a.C., dalle guerre alle epidemie fino alla crisi del razionalismo. Nel corso della serata si è riflettuto a lungo sulla hybris di Edipo, ovvero sulla sua cieca fiducia nella logica umana — la stessa con cui aveva risolto l’enigma della Sfinge — che lo spinge a sfidare gli oracoli e a cadere nella paranoia del complotto politico contro Creonte e Tiresia, finché l’ironia tragica non rivela la verità.
Il dramma culmina infine fuori scena, rispettando il sacrale divieto del teatro classico di non mostrare la violenza sul palco, affidando al racconto del messaggero il terribile momento dell’accecamento del protagonista con le fibbie d’oro di Giocasta.













