A chiudere la seconda giornata di PordenonePensa in Giallo 2026, il giornalista e conduttore televisivo Gianluigi Nuzzi ha offerto un’analisi approfondita e priva di steccati ideologici sull’evoluzione della criminalità in Italia. Partendo dai dati ufficiali Istat e del Ministero della Giustizia, Nuzzi ha evidenziato come, a fronte di un crollo storico degli omicidi volontari negli ultimi decenni (passati dal 5,9% alla fine dell’Ottocento allo 0,6% odierno ogni 100.000 abitanti), si assista a una preoccupante impennata dei reati contro il patrimonio e della devianza giovanile.
Tra i temi centrali della serata, il fenomeno delle baby gang e l’identikit dei cosiddetti “maranza”, realtà diffusa soprattutto nelle periferie urbane del Nord Italia. Nuzzi ha precisato che il termine non equivale a criminalità automatica, ma descrive uno stile di vita, un codice estetico e un forte conformismo di gruppo. Tuttavia, la violenza in questi contesti è diventata un vero e proprio biglietto di presentazione sociale da ostentare sui social media, sfociando talvolta in una forma di ostentazione fine a se stessa per affermare una presunta supremazia all’interno del proprio gruppo.
Il giornalista ha inoltre evidenziato l’allarmante crescita della violenza intra-familiare e la crescente fragilità mentale delle nuove generazioni, testimoniata in modo inequivocabile da un raddoppio del consumo di psicofarmaci in età pediatrica tra il 2016 e il 2024. La serata si è infine conclusa con una riflessione collettiva sul ruolo dell’informazione rigorosa e della famiglia come pilastri fondamentali per prevenire il disagio e arginare il dilagare di queste emergenze sociali.






















