Nello scacchiere del dibattito pubblico contemporaneo, dominato da polarizzazioni estreme e dal timore reverenziale di uscire dai ranghi del politicamente corretto, pensare con la propria testa ed esprimere il dubbio diventa un atto di autentica rottura. L’incontro di Pordenone Pensa al Capitol ha visto protagonista Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, in un serrato dialogo con il cronista parlamentare dell’AGI Giovanni Lamberti. Al centro della serata, la presentazione dell’ultimo saggio di Cerno, Le ragioni di Giuda, un volume che rovescia le categorie storiche e morali della nostra civiltà per fotografare l’attuale stallo culturale e politico dell’Italia.
Il cuore della tesi di Cerno risiede nella contrapposizione tra due figure evangeliche: Giuda e Ponzio Pilato. Nel racconto dell’autore, Giuda smette di essere il mero sinonimo del male per incarnare colui che rompe gli schemi consolidati, l’apostolo che compie l’atto di “consegnare” (dal latino tradere) necessario affinché il destino si compia e nascano nuove traiettorie storiche. Al polo opposto si colloca Ponzio Pilato, l’alto ufficiale dell’Impero Romano che, pur di non compromettere la propria progressione di carriera in un momento di fragilità del sistema, sceglie scientemente di non scegliere, lavandosene le mani. È il trionfo del “pilatesco”, un atteggiamento che Cerno individua come il vero male oscuro dell’Italia odierna: un conformismo diffuso, un ovile di posizioni rassicuranti dove l’indecisione e il silenzio vengono scambiati per moderazione.
L’analisi si è inevitabilmente spostata sul piano della politica e dell’informazione, ambiti in cui il direttore ha rivendicato la propria traiettoria intellettuale fuori dagli schemi, ironizzando sull’appellativo di “strambo giornalista” e ricordando come la vera libertà di stampa risieda nel deludere le aspettative prefissate da qualsiasi fazione. Dal declino dei tecnocrati e dei “professori” al governo alla metamorfosi delle forze progressiste, Cerno ha tracciato una linea netta tra chi edifica futuri immaginari basati su dogmi ideologici e chi, invece, custodisce la tradizione non come un reperto museale, ma come la consegna di ciò che è stato fatto così bene da meritare di durare nel tempo.
Comprendere la provocazione de Le ragioni di Giuda significa accettare la necessità di una forte igiene mentale nel modo in cui decodifichiamo la realtà circostante. Il crudo realismo e il rifiuto dell’allineamento coatto emersi durante la serata non offrono risposte preconfezionate o formule consolatorie, ma invitano a ritrovare il coraggio delle proprie posizioni, trasformando il confronto intellettuale nell’unico vero antidoto alla paralisi decisionale e alla morte culturale del Paese.



































